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eterobdsm
La sedia
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Ogni muscolo è teso, ogni senso acuito dall’attesa. Le serate del giovedì stanno diventando il fulcro della mia esistenza. Passo il resto della settimana in attesa di queste ore, in cui lui prende possesso del mio corpo e della mia mente, senza riserve, senza esitazioni. E mi sorprendo ogni volta quando vedo tutto il mio essere adattarsi a lui, plasmarsi alla sua volontà, al suo desiderio. E così sono qui, legata e bendata su una sedia. Inconsapevole del tempo, dello spazio, del presente o del futuro. Sono il centro del mondo, perché per quello che ne so, il resto del mondo è sparito, inghiottito dal buio che mi copre gli occhi. Sento la consistenza morbida dell’imbottitura della sedia sotto le natiche, quasi avverto la consistenza del velluto imbottito che mi sfiora la pelle, in una carezza voluttuosa. Anche lo schienale è imbottito e ricoperto dallo stesso tessuto, i ricami in rilievo si imprimono nella schiena nuda. Le mani sono state legate dietro lo schienale con due lacci di cuoio morbido. Sento i polpacci tesi per i tacchi alti che indosso in questo momento, un paio di scarpe di vernice nere che tendono i muscoli delle gambe. Un foulard mi copre gli occhi. Posso sentire con le orecchie, con ogni fibra del mio corpo, lo spazio intorno a me. Una stanza grande, quasi vuota, dove il mio respiro accelerato rimbomba. Forse la stessa stanza della prima volta? Immaginarmi circondata da grandi specchi, mi causa un’involontaria reazione al ventre, lo sento contorcersi di eccitazione. M’immagino riflessa, il mio corpo nudo illuminato da una luce soffusa, con le mani legate dietro la schiena, bendata e con indosso solo un paio di scarpe col tacco. Premo il bacino contro il tessuto della sedia per dare sollievo alla libido che cresce senza sosta. Sarà già arrivato? Mi starà guardando? Sarà eccitato? Quasi mi gira la testa, il sangue affluisce a tutto il mio corpo, lo sento incendiarsi, emanare calore. Non so quanto tempo passo in quella posizione, seduta con la schiena ben aderente alla spalliera, le gambe leggermente dischiuse che lasciano intravedere la morbida carnosità del mio sesso, il seno libero in bella mostra grazie alla posizione di spalle e braccia con i capezzoli già inturgiditi per l’eccitazione e l’attesa. Il mondo sembra immobile. Avverto dei vaghi rumori esterni, forse il vento, forse pioggia, forse il calpestio di animali o persone. Sono indistinti come la mia percezione del tempo che scorre. Sento solo il battito del mio cuore, il mio respiro, l’aria che mi accarezza il corpo nudo. Il rumore dei tacchi sul pavimento quando mi muovo, quasi sembrano esplosioni nel silenzio. Una porta si apre, percepisco lo spostamento d’aria, e dei passi felini si avvicinano. Giro la testa verso la fonte del rumore, senza poter vedere chi è entrato. Poco dopo un profumo muschiato e intenso raggiunge le mie narici, e so che è lui. Il mio cuore ha un’accelerazione improvvisa, è qui, a pochi metri da me ed io sono in sua balia. Questa consapevolezza così forte mi porta già alle soglie dell’orgasmo. Avverto in maniera animale la sua presenza accanto a me, mi cammina intorno. Qualcosa mi sfiora le spalle, non sono le sue dita forti, ma qualcosa di più leggero, un tocco morbido e impalpabile, come di piuma. L’oggetto, qualunque cosa sia, mi sfiora il collo, scivola lungo le braccia, percepisco questa consistenza delicata, soffice, la mia pelle è un brivido continuo. Non posso vederlo, non posso prevedere cosa farà, né dove, questa incertezza m’inquieta ed eccita allo stesso tempo. Il tocco piumato mi sfiora i capezzoli, impercettibile, eppure fortissimo. Li sento indurirsi ancora di più, diventare di marmo sul mio seno già teso, emergere prepotenti dalla pelle come due piccoli chiodi. Fa un giro attorno all’areola e poi scende dolcemente verso la pancia, si sofferma sull’ombelico, percorrendolo, poi si sposta lungo un fianco facendomi il solletico. Il mio corpo ha un moto di ribellione, cerco di muovermi e immediatamente una frustata netta e precisa mi colpisce la coscia. Trattengo a stento un urlo. Non è stato propriamente doloroso, l’oggetto che mi ha colpito era morbido e flessuoso, come un’asticella di gomma. La sorpresa però mi ha fatto sussultare. Finora non era mai ricorso a punizioni, anche se le avevo messe in conto. Sento la sua mano massaggiarmi il punto in cui mi ha colpito, movimenti dolci, sensuali. Il dolore è già sparito e la mia eccitazione è ancora più forte di prima. “Sei così bella” mormora contro il mio orecchio, mi morde delicatamente il lobo e vedo le stelle dal piacere. Con la parte rigida di quello che ritengo essere un frustino, mi divarica un po’ di più le gambe. La parte morbida mi sfiora il monte di venere, l’interno delle cosce, per poi scendere lungo i polpacci e le caviglie, su entrambe le gambe. Tutta la mia pelle è ora recettiva e pronta per lui. Lo sento tornare sul monte di venere e fare dei piccoli cerchi con la parte morbida prima sulle grandi labbra, poi insinuandosi più all’interno, sul clitoride e le piccole labbra. Mi sento bagnata ed eccitata, quel tocco mi fa impazzire, come sentirlo e non sentirlo allo stesso tempo. Voglio di più. Muovo il bacino verso di lui, per sentire più intensamente, ed ecco che un altro colpo mi colpisce la coscia opposta. Netto, bruciante, eppure poco doloroso. Di nuovo la sua mano mi massaggia dolcemente, mi apre di più le gambe e ora sono completamente aperta per lui. Sento una mano fare delle leggere pressioni sull’interno delle gambe e scendere poi verso i piedi che calzano le scarpe. Mi sfiora il collo del piede e risale sull’altra gamba. Con due dita mi espone il clitoride, ormai pienamente turgido e sensibile, e comincia a dare dei colpetti decisi ma non forti con la parte rigida del frustino. Tanti colpetti netti e mirati, sia sul clitoride che sulle labbra. La sensazione è intensissima e mi causa un immediato orgasmo non voluto. Reclino la testa all’indietro e mi sciolgo in quel fuoco dirompente. Ma lui non ha finito, si inginocchia tra le mie gambe e comincia a raccogliere il succo del mio piacere, la sua lingua si muove rapida in ogni fessura del mio essere, scivola sapiente dal clitoride all’ano e ripercorre la strada senza tregua. Le sue labbra si chiudono sul mio bottoncino e cominciano a succhiare, a dare morsetti leggeri, che mi mandano in estasi. Poi irrigidisce la lingua e comincia a penetrarmi alternativamente nel sesso e nell’ano. Sento le sue mani che mi afferrano saldamente le cosce per impedirmi di muovermi e godere appieno di quel trattamento. Mi sento molto vicina all’orgasmo di nuovo, le contrazioni del mio sesso sono inequivocabili. Così si ferma, lasciandomi a un passo dal piacere. Trattengo a stento un moto di stizza. Sento che si alza, fa cadere del tessuto, forse i pantaloni, poi percepisco la dura carnosità del suo membro che mi sfiora la pelle. Prima le guance, le braccia, poi la pancia. Lo sento adagiarsi sui capezzoli, la sua punta umida e scoperta che li sfiora e lascia il suo segno sulla mia pelle. Lo voglio da morire, voglio succhiarlo, leccarlo, tenerlo dentro di me e svuotarlo completamente. Si piega verso di me e lo sento bussare sulle labbra, che immediatamente dischiudo per accoglierlo. Lo assaporo a lungo, come un premio agognato. Lecco il glande, lo percorro con la lingua più volte, poi affondo su di lui, ingoiandolo fino quasi alla gola e lo percorro su e giù più volte. Percepisco i miei umori che escono copiosi dalla mia intimità. Infila due dita dentro di me ed io gemo con il suo pene nella bocca. Succhio sempre più intensamente mano a mano che le sue dita aumentano il ritmo, ben presto diventano tre e mi penetrano decise e forti, solleticandomi il clitoride e le pareti interne. Lui aumenta i colpi nella mia bocca, mentre la mia lingua lo assapora in tutta la sua lunghezza, lo vuole disperatamente. Sento le contrazioni del suo orgasmo sempre più vicine, finché non si schiaccia contro il mio viso, premendomi la testa su di lui con una mano. Quattro o cinque fiotti potenti mi riempiono la bocca e scivolano in gola, gli altri meno forti seguono a ruota. E’ un orgasmo fortissimo, lo sento gemere mentre la presa sulla mia nuca diventa più forte. Sono inerme e non ancora appagata. Esce lentamente da me forse fa un paio di passi indietro per guardarmi. Sento i miei umori che si asciugano sul mio sesso e le mie cosce. Quanto vorrei poterlo vedere in faccia ora. Vedere la sua espressione di godimento, di piacere, di puro desiderio. So quanto lo eccita vedermi nuda e legata eppure mai completamente controllabile, in grado di spingerlo oltre il limite che si è imposto. Vorrei scrutare i suoi occhi neri e leggergli l’anima, fino in fondo. Viene dietro di me, mi slega i polsi e mi afferra con una certa forza per il polso. Mi alzo barcollando, sono ancora bendata e cammino su tacchi alti almeno dodici centimetri cui non sono abituata. Sento che mi spinge contro qualcosa e dopo pochi passi mi trovo seduta su un letto, sento la morbidezza delle lenzuola e del materasso sotto i glutei. “Sdraiati, tira su le gambe” mormora. Faccio per sfilarmi le scarpe “Tienile, mi piaci così” replica secco. Avverto una specie di urgenza nella sua voce, come se fosse impaziente. Scivolo indietro sul letto e sollevo le gambe, ora sono supina e ho le gambe aperte con i piedi sul letto. Sento i muscoli delle sue gambe insinuarsi sotto le mie cosce, il suo membro preme contro la mia fessura e si fa spazio lentamente. La sensazione è subito molto intensa, sento le mie pareti che si aprono un po’ per volta per fargli posto, per permettergli di entrare e occupare ogni centimetro di me. “Voglio vederti” mormoro. Vedere la sua espressione, la sua bocca socchiusa, i suoi occhi pieni di desiderio, vederlo sopra di me mentre mi riempie e si muove. Mi sfila la benda e ci guardiamo negli occhi. Scatta qualcosa per entrambi. Schiaccio il mio bacino contro il suo mentre lui, in ginocchio tra le mie gambe, comincia a muoversi, dapprima lentamente, esce quasi completamente per poi affondare con un colpo secco e mirato, che quasi mi spezza in due. Mi manca il fiato e il piacere si diffonde brutale. Un pollice va a solleticarmi il clitoride già su di giri, mentre di nuovo esce lentamente e affonda prepotente. Il mio corpo asseconda il suo gesto, ruoto leggermente i fianchi per inserirlo completamente e comincio a stimolarlo con il mio movimento, dentro e fuori, dentro e fuori, sempre più rapidamente, mentre con le contrazioni interne gli pratico una sorta di massaggio. Vedo che socchiude gli occhi per godersi queste sensazioni. Mi afferra i fianchi e mi spinge contro di lui. Chiudo le gambe dietro la sua schiena, siamo fusi e ci muoviamo in sincrono. I suoi affondi si fanno sempre più rapidi, mentre il movimento del mio bacino vuole trarre il massimo piacere da questo amplesso. Lo sento sbattermi fino fondo, lo scroto dondola contro i miei glutei in maniera ipnotica. Mi solleva dal letto mettendomi in equilibrio sulle sue cosce. Urlo per la violenta penetrazione, ma non mi fermo, sono vicina all’estasi. Mi afferra il seno mentre continua a muovervi su e giù su suo sesso gonfio e durissimo, che arriva ormai nella profondità più estrema di me. Mi manca il fiato eppure il mio corpo non si ferma, ormai vicinissimo all’orgasmo. Mi succhia i capezzoli con forza. Siamo ormai entrambi sudati e completamente oltre ogni consapevolezza. I miei fianchi suggono ogni sua energia, ogni suo movimento. Mi avvinghio a lui completamente, mentre le contrazioni diventano ormai fortissime. Un ultimo colpo netto e deciso e il mio orgasmo diventa tutto e nulla. Sento il suo membro inondarmi di nuovo di sperma caldo. Crollo sulla sua spalla ormai prossima ad uno svenimento, mentre cerco di calmare i battiti. Siamo ancora avvinghiati, uniti uno dentro l’altra. E’ stato di nuovo travolgente ma ora cerchiamo una sorta di riposo. Sento il mio seno premere contro il suo petto, il sudore sulle labbra, sulla lingua, come un fluido che ci unisce. Mi accorgo che una delle scarpe è scivolata a terra nel movimento convulso, così faccio cadere anche l’altra. Stranamente non si separa da me come sempre, mi guarda negli occhi e mi bacia con dolcezza sulle labbra, avvolgendo la sua lingua alla mia. E basta questo a riaccendermi come un fuoco sopito. Mi stringo a lui e rispondo a bacio con intensità crescente. La sua mano mi accarezza i capelli, la schiena, il viso. Mi spinge leggermente indietro e di nuovo mi sdraio, lui sopra di me, ancora incastrati uniti. Sento il suo sesso ancora molle, eppure è piacevole averlo dentro di me, sentire le mie pareti stringersi attorno a lui quasi a diventare un tutt’uno. Si muove lentamente, continuando a baciarmi, accarezzarmi. Le sue dita giocano con la mia pelle, con i miei capelli, accrescono il mio desiderio. Scende dalle labbra per baciarmi il collo, per assaporarmi, senza fretta, senza impeto, quasi con devozione. Rispondo alle carezze, voglio conoscerlo, conoscere i suoi muscoli, i suoi nei, le sue cicatrici. Le mie mani lo cercano con altrettanta dolcezza, per imprimere ogni dettagli nella memoria. Affonda dolcemente dentro di me ed io lo accolgo, lo avvolgo con il mio essere. Ci muoviamo come addormentati, mangiandoci un po’ per volta, guardandoci negli occhi. Entra ed esce sempre più vigoroso, ma senza cambiare il suo ritmo delicato, quasi a plasmarla sulla sua forma. Diventa quasi ipnotico il suo penetrarmi, i suoi occhi, le sue carezze, vorrei che continuasse per tutta la notte. Quando si ferma ed esce, sento un certo fastidio per il prolungato rapporto. Si china e mi bacia tra le gambe, dandomi un certo sollievo, anche se ormai non sono in grado di sentire qualcosa. Mi sento appagata e so che mi addormenterò subito. “Alla prossima settimana” “Sì” Sarà sempre un sì. Note finali: Per commenti suggerimenti opinioni o anche solo per due chiacchiere: melagranadiade@libero.it
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